Il MOM (Maschio Olandese Medio), parte prima

Per quelli che mi conoscono e ancora non lo sanno o nel caso a qualcuno interessasse: la sottoscritta (dopo una breve parentesi scozzese) è tornata a vivere in Olanda. Rientrare nei Paesi Bassi significa farsi prendere dall’ansia ogni volta che ci si appresta ad attraversare una pista ciclabile nell’ora di punta, certo, ma anche poter finalmente mangiare bitterballen e vedere cospargere quel dannato burro d’arachidi su qualsiasi tipo di alimento, ahimè.
Disgraziatamente, però, tornare in Olanda significa anche e soprattutto ricominciare a rapportarsi con lui, il Maschio Olandese Medio (MOM).
Manco dall’Italia da un po’ e sinceramente, anche quando ci stavo, non sono mai stata molto interessata a Paesi Bassi e relativi abitanti; mi pare di ricordare, però, che nel Belpaese si abbia un’idea alquanto positiva dei MOM: altissimi, biondissimi, sorridentissimi, sono quelli che d’estate affollano spiagge/colline/montagne/laghi italici e fanno conquiste. Dei superfighi, insomma.
È decisamente giunta l’ora che qualcuno dica la verità.
Anzitutto, è bene premettere che da queste parti, in fatto di uomini (o donne, eh) ce n’è un po’ per tutti i gusti: vi è un’alta percentuale di Surinamesi (giavanesi, creoli e compagnia bella) e di altre etnie e nazionalità varie ed eventuali, compresi gli immancabili italiani (nel caso, per motivi a me ignoti, doveste sentirne la mancanza). La multiculturalità, a mio parere, è un aspetto positivo, tuttavia il MOM è lo stereotipo superblond che tutti avete in mente, per cui di esso andrò a trattare.
Come si riconosce, fisicamente, un MOM? Dall’altezza, direte voi. Uhm… ni. Nel senso: il MOM è decisamente alto. Altissimo. Le mie orecchie hanno udito MOM alti un metro e ottantacinque ammettere (in tutta serietà) che sì, lo sanno, sono bassi, non c’è bisogno che li si prenda in giro per questo. Se vi capita di sentire un MOM dire una cosa del genere, il mio consiglio è quello di ricorrere a un bel facepalm (decidete voi su quale face appoggiare il vostro palm e quanta forza imprimere).
Comunque, ok, il MOM sarà pure alto, ma non lo si identifica da questo dettaglio. No, il MOM lo si distingue dagli esemplari maschi di differente nazionalità solo e soltanto osservandone con attenzione le estremità: (a) capelli e (b) scarpe.
(a) I capelli (biondicci o biondissimi) del MOM sono ricoperti da uno spesso strato di gel e pettinati all’indietro, con netta riga laterale e solchi lasciati dal pettine bene in vista. Orrendi, ma utili quando tira il forte vento olandese: mentre i capelli di chiunque, compresa la sottoscritta, svolazzando da una parte all’altra (coprendoci la visuale rischiando di farci investire da un ciclista folle), la chioma del MOM non si smuove, resiste impavida là sulla vetta, perfetta nella sua tronfia inguardabilità.
(b) Scenario: tu, giovane italiana, sei in Olanda, supponiamo per una vacanza; hai addocchiato un bell’Olandesino seduto di fronte a te sul treno per Hoek van Holland e decidi di attaccare bottone (tenera lei! Buona fortuna). È un MOM proprio carino, vero? Quel viso pallido, quel nasuccio all’olandese, quegli occhi azzurri e quelle gambe lunghe lunghe. Ecco, ora, ascolta me: non arrivare alla fine di quelle gambe. Non farlo, ti dico! Ferma! Ok, allora abbassa lo sguardo, fa’ come vuoi, ma poi non dire che non ti avevo avvertita. Ecco. È inutile che inorridisci, te l’avevo detto! E non sfregarti gli occhi: ci vedi benissimo. Sì, sono proprio scarpe marroni. Con la punta. Orrende scarpe marroni con punta chilometrica. Ti diranno che le scarpe cognac abbinate all’abito blu sono il massimo dell’eleganza. Tu tratterrai (oppure no) un’espressione schifata e ti chiederai: ma come diavolo fanno a salire e scendere le classiche scale olandesi con ai piedi dei catamarani di quattro metri? Misteri.
Quindi, ecco le uniche due certezze che ho al momento nella vita: che lunga o corta, riccia o liscia che sia, la chioma olandese è immancabilmente ingellata e che, alle otto del mattino di un giorno lavorativo qualunque, ogni mezzo pubblico olandese è invaso da scarpe marroni. Tutto ciò mi inquieta, ma allo stesso tempo mi dà un senso di tranquillità e sicurezza.

Se quanto avete appena letto vi è sembrato vagamente interessante e avete voglia di conoscere altro riguardo il MOM, state all’erta: prossimamente vi sarà una seconda parte inerente la sua (inesistente) sfera emotiva/emozionale. Stay tuned!
(Ah, se ne avrò voglia, tradurrò tutto ciò in inglese acciocché i MOM possano leggere e coalizzarsi contro di me).

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Rigettata nell’acquario

L’acquario sa come stregarti.
Così piccolo e raccolto, è facile cedere alle sue comodità; quell’anfora sbeccata laggiù, per esempio, è un ottimo rifugio dove accoccolarsi la domenica pomeriggio. E vogliamo parlare dell’abbondanza di saporite alghe e altri acquatici stuzzichini? Di tanto in tanto, poi, un discreto “Plof!” annuncia l’arrivo di un visitatore, balzato con agilità dalla propria bolla alla tua. Cos’altro si potrebbe desiderare?
Semplice dimenticare l’asfissia di quell’atmosfera raccolta, la malsana oziosità in agguato dietro le comodità e la temporaneità di presunti rapporti sociali.
L’acquario lo si apprezza soltanto quando si è certi di saltarne nuovamente fuori al più presto.

Pescare nel torbido, tanto per iniziare

E così, alla fine, ho ceduto. In tempi non sospetti, davanti a un tramonto fiorentino, la mia vanità è stata solleticata (oh, come mi è facile cedervi!) ed eccomi qui, senza avere la più pallida idea di cosa scriverò in questo blog. Dovrò pescare nel torbido, qua fuori dall’acquario, nel miscuglio di esperienze, pensieri, incontri… mettere ordine e cavarne fuori qualcosa di leggibile.
Spero riuscirò a proporre qualcosa di leggero, divertente e magari anche un po’ utile.
Cercherò di dare un’idea di ciò che accade nella mia vita, al momento (nel caso interessasse a qualcuno).
Mi impegnerò a tenere a bada la mia pigrizia e a postare con una certa regolarità.
Ma, soprattutto, tenterò con tutta me stessa di non cadere in subdole trappole fabiovolistiche.