Angoli del cuore

Non ho vissuto in molti posti diversi, devo ammetterlo, ma in ognuno di quelli in cui ho avuto la fortuna di trascorrere qualche mese (o anno) della mia esistenza, ho sempre trovato un angolo, uno scorcio, un monumento “del cuore”.
Per definirsi tale, esso deve essermi fisicamente vicino, in modo che lo possa facilmente raggiungere in ogni momento: non si tratterà mai di un landmark posizionato all’altro capo del Paese (o della città), insomma, ma di un qualcosa a portata di mano (o, meglio, di occhio) che sia in grado di farmi ritrovare un po’ di serenità anche quando tutto sembra andare storto o si affievolisce la convinzione di trovarmi proprio dove vorrei essere. Qualcosa che solo guardandolo mi faccia pensare: “Wow, come sono fortunata a trovarmi qui, ora!”.

A “casa”, in Italia, è il lago. Ok, forse detto così è un po’ generico. Diciamo quel meraviglioso dipinto con soggetto lacustre che ci si ritrova davanti agli occhi quando, a Torno, si svolta l’angolo del retro della chiesa di Santa Tecla per ritrovarsi in piazza Casartelli (nota ai Tornaschi, semplicemente, come “Riva”). Il molo, l’imbarcadero, le montagne sullo sfondo: uno scenario che mi riempie sempre di estatica meraviglia, soprattutto quando le acque del Lario si tingono dei riflessi rosso-arancioni del tramonto. Ogni volta che torno a casa, non mi faccio mancare una passeggiata a Riva, per godere di questo spettacolo e di quello della vicina via De Benzi, dove incantevoli scorci d’acqua fanno capolino fra le case, sorprendendo lo sguardo coi loro bagliori.
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Poi c’è Rotterdam, una città moderna e multietnica, che s’è fatta conoscere ed apprezzare piano piano e della quale ho finito per innamorarmi. Lì il mio landmark preferito è decisamente il ponte Erasmo (Erasmusbrug). Mi bastava uscire di casa e volgere lo sguardo a sinistra per scorgere la struttura iridescente di quello che i Rotterdammers chiamano affettuosamente De Zwaan (“il cigno”), vista la sua elegante struttura asimmetrica. Che mi trovassi sotto la pioggia o nel mezzo di una tormenta di neve, schiaffeggiata dal forte vento olandese o fiaccata da una (rarissima) giornata afosa, l’Erasmusbrug era lì ad aspettarmi e a farmi coraggio: “Ancora pochi passi e sei a casa”.

E infine la Scozia. Lo Stirlingshire. Qui il posto del cuore l’ho trovato subito, è stato amore a prima vista. Il National Wallace Monument, una torre che commemora Sir William Wallace e la lotta per l’indipendenza scozzese, mi ha ammaliata dal primo istante. Gotico e misterioso, la nebbia tipica delle (frequenti) giornate uggiose lo rende ancora più spettrale, ma anche col sole non perde certo il suo fascino. E come non provare un pizzico di pura gioia, quando – alzando lo sguardo verso la collina che lo ospita – lo si scopre incorniciato da un inaspettato arcobaleno?!
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Quante cose belle ci circondano, basta solo aprire gli occhi! E voi, miei pochi lettori, avete dei posti del cuore?

 

Quando qualcuno mi chiede: “Perché fai la ragazza alla pari?”, non so mai cosa rispondere.
Ci sono diversi motivi per cui lo faccio, ma forse c’è una sola, profonda spiegazione: perché mi ricorda costantemente che non voglio avere figli, casomai me ne dimenticassi.

Pensate che i bambini, tutto sommato, siano esseri teneri, innocenti, onesti, sinceri, incapaci di qualsivoglia malvagità? Ah, illusi!

Ho studiato Scienze dell’Educazione e nel frattempo mi guadagnavo qualche spicciolo facendo da babysitter a una bimba che all’inizio aveva 15 mesi.
Ho fatto un tirocinio di circa sei mesi in un asilo nido italiano.
Ho trascorso un anno in Olanda come aupair di due bimbi in età scolare.
Ho appena iniziato in Scozia una nuova esperienza (che dovrebbe protrarsi per almeno tre/quattro mesi) come aupair di un toddler.

Sì, sono masochista.

Ecco dunque qualche constatazione atta a contraddire l’idea pucciosa di bambini che potreste avere in mente:
I bambini fanno la cacca. Se sono molto piccoli, tu adulto dovrai occuparti della pulizia della suddetta cacca; no, essa non ha il delicato profumo del mughetto. Se non sono più così piccoli, useranno il tuo stesso bagno. Devo aggiungere altro?
– I bambini piangono. Piangono quando hanno fame, quando non hanno fame, quando non concedi loro una caramella prima di cena. Piangono quando sono stanchi, quando non sono stanchi, ma devono andare a dormire, quando si svegliano. Piangono quando cadono sulla superficie più morbida dell mondo, quando non permetti loro di infilare le dita bagnate in una presa elettrica, quando si annoiano. Piangono quando sono frustrati dal non riuscire a fare una cosa che va oltre le loro competenze acquisite; piangono quando tu riesci a fare una cosa che loro non riescono a fare perché va oltre le loro competenze acquisite. Piangono quando perdono una partita a Uno; piangono quando scoprono che li hai fatti vincere a Uno. Insomma, piangono sempre.
– I bambini sanno essere molto, ma molto cattivi. Se sono piccoli, ti spingono, ti schiaffeggiano con quelle loro microscopiche mani, ti fissano negli occhi e fanno esattamente quella singola cosa che sanno non devono fare (gettare il cibo per terra, scrivere sui muri, strappare i peli al gatto…). Se sono grandicelli, ti dicono cose tipo: “Questa è casa mia, tu non puoi dirmi cosa posso o non posso fare” (cit.), “Voglio che te ne torni in Italia” (cit.), fino ad arrivare a inauditi livelli di malvagità, uscendosene con frasi quali: “Sei troppo vecchia per giocare con le bolle di sapone” (cit.) o “Tra dieci anni sarai una mamma” (cit.).
– Molti bambini sono capricciosi a livelli estremi, ma in questo caso la colpa non è loro. Evito di iniziare questo discorso che è meglio.

A questo punto potrei chiudere con qualche considerazione riguardante gli aspetti umani, chiamiamoli così, dei bambini, quelli che rendono piacevole e stimolante stare in loro compagnia.
Il rischio, però, è che qualcuno potrebbe assurdamente pensare che possiedo un cuore.

 

Pescare nel torbido, tanto per iniziare

E così, alla fine, ho ceduto. In tempi non sospetti, davanti a un tramonto fiorentino, la mia vanità è stata solleticata (oh, come mi è facile cedervi!) ed eccomi qui, senza avere la più pallida idea di cosa scriverò in questo blog. Dovrò pescare nel torbido, qua fuori dall’acquario, nel miscuglio di esperienze, pensieri, incontri… mettere ordine e cavarne fuori qualcosa di leggibile.
Spero riuscirò a proporre qualcosa di leggero, divertente e magari anche un po’ utile.
Cercherò di dare un’idea di ciò che accade nella mia vita, al momento (nel caso interessasse a qualcuno).
Mi impegnerò a tenere a bada la mia pigrizia e a postare con una certa regolarità.
Ma, soprattutto, tenterò con tutta me stessa di non cadere in subdole trappole fabiovolistiche.